Da fine maggio l’ultimo piano del CAMeC,museo d'arte moderna di La Spezia, ospita ancora una volta, dopo Giuliano Tomaino, un artista dai natali spezzini e dalla notorietà internazionale, Marco Casentini, che intorno ai trent’anni ha lasciato la sua città, peraltro molto amata, per abbracciare una dimensione culturale e produttiva di più ampio respiro: la California, dove vive dalla fine degli anni Novanta, ma anche Milano, dove insegna presso l’Accademia di Brera, rappresentano i cardini della sua geografia biografica, spiccatamente cosmopolita.
Alla Spezia Casentini ritorna proponendo un percorso ampiamente antologico, punteggiato dalle tappe salienti dagli inizi ad oggi. Intorno all’astrazione di ambito geometrico, territorio esclusivo della sua ricerca, egli sperimenta e indaga in variazione, in composizioni policrome e monocrome, con l’inclusione di elementi extrapittorici quali il plexiglass, l’incursione nella terza dimensione con l’impiego di supporti dotati di profondità, dipinti anche sulla costa, la pittura murale, pensata e realizzata on site, in diretta interazione con l’architettura e la stereometria dell’ambiente ospitante. Anche al CAMeC è presente l’intervento diretto dell’autore, con diversi wall paintings.
Il titolo della mostra, All around, oltre ad alludere alla dilatazione dell’immagine mentale che sostanzia il pronunciamento creativo di Casentini, rappresenta il diretto riferimento all’opera omonima che recentemente il pittore ha donato alla città ed in particolare alle raccolte del CAMeC.
Accompagnato da un ponderoso catalogo bilingue, l’evento espositivo spezzino nasce dalla collaborazione internazionale fra la giovane istituzione museale ligure e il RAM - Riverside Art Museum, dove verrà riproposto dal 14 agosto al 6 novembre di quest’anno. Esso gode del patrocinio della Fondazione Regionale Cultura e Spettacolo.
Marco Casentini (La Spezia 1961) affronta una formazione canonica (Liceo artistico, Accademia di Belle Arti) spingendosi ben presto oltre l’ambito provinciale e iniziando la sua attività espositiva in Svizzera, dove si appropria della lezione concretista elvetica. Intorno alla fine degli anni Ottanta si sposta a Milano, approfondendo l’astrazione classica italiana della storica scuola lombarda. Il viaggio e il trasferimento negli USA, insieme alla nascita del primo figlio, modificano la sua visione e l’impianto cromatico della sua pittura, che si apre ad una gamma amplissima e vivace.