Pierabruna Bertani

Foto la mostra, che si terrà nella sede di piazza dei garibaldi 18 r, è curata dal professore Germano Beringheri. "Tutt’altro che il barocco, nella pittura di Pierabruna Bertani, la scaramazza o il bizzarro, la perla irregolare o, per metafora, l’inessenziale, l’innaturale enfatico e, conforme all’attualità, tale da confondere il vero col falso. Semmai - siccome le affermazioni di Harold Rosenberg nel saggio “L’arte è un modo speciale di pensare” - proprio l’idea che buona parte della pittura moderna similmente a quella cinquecentesca del tardo Manierismo o della riforma seicentesca del Caravaggio - abbia, per soggetto, l’atto stesso del dipingere o sia, secondo i modi della Bertani, una comunicazione tra la testa e il braccio destro e tutto ciò che ho visto. Certamente il gesto, volto all’espansione espressiva, deve essere inteso non come semplice atto automatico ma come tensione vitale nella spazialità suggerita dagli slanci del corpo che liberano energia e dalle grandi dimensioni delle tele. Fondamentalmente, perciò, gestualità e struttura, la tensione delle sorprendenti estensioni e la disposizione organizzata delle forme; anche spazio visivo e rilevamento di linee e piani secondo i termini dell’equazione di Pafnosky per cui, in una diretta percezione psico-fisiologica dello spazio, questo suscita l’avidità dello sguardo, dell’occhio, dell’artista, il suo intervento diretto alla vitalità delle misure formali nei rapporti sostanziali di una composizione articolata. Anche oltre il soggettivismo espressivo della pittura d’azione americana e dell’informale europeo, perciò, e, più in avanti, della tendenza minimalista delle esperienze artistiche americane e deli’ oggettività freddata dalla riduzione geometrica iniziata dagli artisti, architetti e pittori, di De Stijl e dalle strutture elementari del linguaggio plastico e pittorico dei primo novecento russo. Un astrattismo geometrico elaborato con un esercizio gestuale di marca espressionista, alla Franz Kline o alla Hartung, dunque, quello della Bertani, ovvero steso sulla superficie del quadro con una pittura strutturalmente costruita che occupa - come hanno fatto le prime proposizioni suprematiste di Malevic e, successivamente, le composizioni di Ad Reinhardt e di Barnet Newman - lo spazio disponibile investito dall’artista con segni e gesti piatti il cui andamento ha l’energia, la forza espressiva, misurata dalla quantità del colore, con campiture ampie e cromaticamente intense, scandite da strisce verticali, bidimensionali, sovrapposte o dirette diagonalmente dal basso all’alto, blu con tonalità delicate, lievemente azzurre e bianche, con variazioni tonali minime, dal rosso all’ocra, fisica mente sensibili, e dal giallo all’oro con interazioni tra toni, piani e forme impegnate nella sensibilizzazione della luce. Dittici e trittici, inoltre, della Bertani, verticali o orizzontali, componibili e scomponibili il cui contenuto non parte da slanci emotivi nutriti di pathos ma, al contrario, da un impeto razionalizzato eppure, paradossalmente, immediato, aggressivo dello spazio e memore delle possibilità espressive offerte dalla meditazione religiosa orientale e realizzata tra materia e spirito. Opere sorprendenti ottenute da una sorta di nuova unità tra l’azione del braccio e il portamento veloce del segno icastico che si proietta nello spazio con impeto affermativo, plastico e cromatico. Di ogni quadro esposto, se lo si considera in rapporto alle tensioni sensibili e agli umori che suscita in chi lo guarda, può dirsi, proprio citando Rosenberg, che esso è una estensione del mondo fisico e, insieme, una stesura di colore che sifa atto inseparabile dalla biografia dell’artista. Nella convinzione certa che la pittura di Pierabruna Bertani cancella definitivamente ogni distinzione tra arte e vita."