MARCO CASENTINI Roll over

Foto Chiacchierata in galleria con l'artista Parliamo un po’ del tuo modo di dipingere Marco; a prima vista, sembreresti un artista legato alla corrente astratta, per dirla in maniera più semplice, agli artisti geometrici… Ho iniziato a dipingere come artista figurativo. Un figurativo "sui generis", in quanto scomponevo le figure in tanti particolari; piu precisamente, rappresentavo dei dettagli. In seguito ho iniziato a studiare ed approfondire la scuola olandese dell’Aia, Mondrian in particolare, e lì, tutto è cambiato. E’ cambiato il modo di rappresentare la realtà che mi circonda. Sono stato influenzato dall’arte di Mondrian osservando alcune sue opere che riproducevano dei corsi d’acqua. La rappresentazione di questi ruscelli e canali d’acqua, tipici della pianura olandese, veniva rappresentata quasi per figure geometriche; si avvertiva già l’evoluzione che avrebbe preso l’arte del grande artista. L'idea che precede l'esecuzione, come dice di lui Barbara Rose, ha suggerito in me un nuovo modo di interpretare la realtà. Da lì è iniziata la mia trasformazione, o meglio la rappresentazione e la scomposizione della mia opera. Ho capito che il codice "astratto" si poteva individuare ovunque. Ho semplicemente tradotto in un altro linguaggio – non figurativo – quello che di figurativo volevo rappresentare. La sostanza è che io sono un artista figurativo; un artista “realista” che dipinge la realtà dei paesaggi e luoghi che sorgono attorno a me ed alla mia vita. Poi, attraverso una rielaborazione della memoria visiva, con le sensazioni e le emozioni, traduco il tutto nei miei quadri… nei colori e nelle geometrie. E’ anche vero che, visto il risultato finale dei miei quadri, ad una prima analisi superficiale, posso essere interpretato e tradotto per un artista geometrico, ma non lo sono assolutamente. Le mie opere rappresentano dei paesaggi reali, o meglio, quello che la memoria ricorda di questi paesaggi che, riprodotti sulla tela con il linguaggio del colore, rappresentano le sensazioni che ho provato. Quindi in tutte le tue rappresentazioni artistiche hai una base di partenza che fa riferimento al reale ? Non sempre. Nei dipinti monocromi, esprimo gli stati d’animo e le emozioni. Il rosso ha sempre rappresentato nel mio immaginario la passione, l'eros, il nero la malinconia , il blu il cielo o il mare, il bianco la pace la tranquillita. I monocromi rappresentano comunque una parte di me… la parte nascosta e meno appariscente, quella più riflessiva e meditativa. Quando dai un titolo ad una tua opera, è il riferimento a sensazioni oppure è una vista reale…? E’ realmente quello che vedo, rielaborato nella mia mente. Ad esempio, se dovessi rappresentare un campo da tennis o meglio una partita di tennis, il colore predominante sarebbe il rosso della terra rossa, il bianco e poi il verde che posizionerei a lato della tela… poi posizionerei gli altri colori per rappresentare il paesaggio circostante e la sensazione della partita e la tensione. Tutto questo ovviamente attraverso un meccanismo di rielaborazione della mia mente delle mie sensazioni, un mio personale codice linguistico. Diciamo allora che la tua arte ben si coniuga con ciò che Kandisky usava dire ai suoi allievi …“… osservate e lasciate che i vostri sensi emozionino l’anima…”. Perché i quadrati…? Avresti potuto utilizzare altre forme geometriche… Non uso esclusivamente la forma quadrata, uso spesso anche il rettangolo che diventa quasi quadrato. Il quadrato rappresenta il mio modo di essere, lineare e coerente. In realtà la mia arte, tradotta in quadrati colorati, potrebbe essere considerata come una contraddizione visiva: il quadrato, figura geometrica con angoli retti, freddo e minimalista, vuole tuttavia trasferire emozioni e sensazioni forti. Forse si tratta di una personale forma di arte informale …. la contrapposizione tra la rigorosità del geometrico e l’emozionale del colore…vista in una particolare elaborazione mentale. Guardando le tue opere, si può affermare che presti attenzione all’uso dei colori e dei complementari … un richiamo alle esperienze e studi dell’800 di Chevreul e dei post-impressionisti… ? Se è vero che in alcuni casi posso considerare il colore primario e il suo complementare, non è assolutamente vero che per la realizzazione dell’opera ci sia una ricerca matematica del posizionamento dei colori e della scelta degli stessi. La costruzione è emozionale … è il mio linguaggio…il mio modo di esprimermi. E’ una forma grammaticale oramai radicata e completamente assimilata nella mia mente. Diciamo che il posizionamento iniziale è casuale ... casuale per semplificare ... in realtà, nella mia mente, esiste un preciso linguaggio e ordine logico a cui rispondono i miei sensi. Il tutto appartiene ad una sorta di “caos ordinato”. Alla fine, però, tutte le mie opere hanno una armonia ed un equilibrio che difficilmente avrei potuto ottenere con dei precisi calcoli cromatici; anche se mi definisco un pittore “realista”, nel senso che trasferisco sulla tela quello che vedo e ricordo filtrato dalle mie emozioni, lascio molto al caso e a quello che “sento”. … (ora è Marco che fa una domanda ) …Trovate equilibrate le mie opere…? Dipende ... diciamo che a volte svelano emozioni forti … introspettive. Occorre osservarle da una certa “angolazione” e non lasciarsi ingannare dall’apparenza. Se osservi per la prima volta un taglio di Fontana appare un po’ freddo; poi entri in sintonia con l’opera diventa quasi concettuale,spirituale. Lo stesso è per i tuoi quadri. Dipende soprattutto dalla predisposizione mentale dell’osservatore e dalle sue emozioni. Di fronte ad una tua opera potrei essere rapito da mille emozioni e pensieri … da sensazioni di calma, paura o allegria. Questo però potrebbe valere solo per me e non per altri. La tua opera potrebbe risultare equilibrata quando riesco a percepire con i sensi quello che hai voluto rappresentare. Tutto questo, ovviamente, avviene a lavoro finito. Se mi descrivessi i colori prima di vederlo non percepirei nulla di tutto ciò; fa parte del tuo linguaggio… della tua grammatica. … Interviene Marco … Questo è anche il motivo per cui potrei riconoscere perfettamente un mio quadro falso… dalla scelta e dal posizionamento dei colori… I colori, e certi colori, mi appartengono… fanno parte del mio bagaglio… del mio linguaggio. Altri, mi sono estranei, e poi, l'equilibrio che creo e l'accostamento cromatico e' molto personale. Perché scegli supporti differenti per i tuoi quadri ? Li uso perché fanno parte del nostro tempo … rappresentano la modernità. Il plexiglas mi piace perché, verniciato sul retro, dà questo effetto specchio. Ho usato anche acciaio, alluminio, rame e ottone. Comunque, tela o altri materiali, non fanno differenza rispetto a quello che voglio rappresentare, cambia il risultato percettivo dato dal materiale. Parlaci del wall painting che hai realizzato per questa mostra, "Roll over" Quando sono venuto a Genova, l'ultima volta ad aprile, ho percorso i vicoli del Centro Storico che da Principe portano qui in galleria; via Pre', via del Campo, le strade intorno a Caricamento. Se guardi in alto, la prospettiva che ti si presenta, e' completamente stravolta. Ci sono persiane aperte, tetti che sembrano sovrapporsi, una geometria urbana che sembra dal punto di vista percettivo, aggredirti. Quello che ho voluto riproporre, è la realtà esterna all'interno della galleria. I plexiglas esposti sul wall painting, non a caso, si intitolano "inside/outside"; diciamo che e' un mio personale omaggio alla citta' di Genova. E per quanto riguarda la prospettiva, la tridimensionalità dei tuoi quadri …? I miei quadri hanno una profondita'. Anche per questo non sono opere della corrente dell’astrattismo. Le prime opere erano molto più rigorose ... piatte. Ora ho aggiunto una profondità all’opera.. Questa a ben vedere rappresenta meglio il paesaggio che voglio identificare. I paesaggi hanno una prospettiva … una tridimensionalità. Essendo un artista realista devo dare alle mie opere una prospettiva e una profondità di campo, sempre attraverso una rilettura mentale di ciò che intendo rappresentare. So che sei molto affezionato a Rothko. Anche le tue opere devono essere osservate da vicino…? Certamente, per i monocromi l’osservatore deve essere completamente assorbito e penetrato dall’opera. Questo può avvenire solo se la distanza tra l’osservatore e l’opera è minima. Per le altre opere non esiste la stessa condizione.

Dal 02/10/2009 al 14/11/2009 
(orario) 9.30 -12.30 e 16.00 -19.30 
Vernissage: 01/10/2009 alle ore 18.00. 
   
Vernissage