CARTE ITALIANE
Giovedì 22 aprile sarà inaugurata la mostra Carte italiane, dedicata al disegno nella sua molteplicità di espressioni che hanno caratterizzato la scena artistica nazionale tra gli anni Venti e Ottanta del XX secolo. Una mostra che se da un lato propone un repertorio di opere di alta qualità, a volte anche di vere e proprie rarità, dall’altro individua un percorso che fa affiorare la vivacità di una cultura, quella artistica italiana, saldamente fondata sull’esercizio del disegno, come esperienza viva ed autonoma della pratica creativa.
La mostra, curata da Massimo Bignardi, propone le opere di quarantacinque artisti di generazioni e ambiti artistici diversi tra loro; dalla segno raffigurativo proprio della stagione di Novecento ai dettati geometrici dell’astrattismo classico, dai quelli corrosivi del realismo del secondo dopoguerra al citazionismo degli anni Ottanta, all’ urban reality dei primi del Duemila.
“Il disegno – scrive Bignardi – ci conduce sulla soglia ‘più pura’, direbbe Matisse, dell’emozione, sul punto da quale prende avvio la traccia dell’immaginario e delle sue figure. Questa mostra è stata pensata per offrire una postazione ravvicinata all’esercizio del disegno che ha caratterizzato l’intera esperienza del novecento italiano: non una direzione che sosta unicamente sul valore evocativo della figurazione, tanto meno sulla geometria che ha cifrato i sentieri del nostro astrattismo, o l’irruenza lirica della stagione informale. È una prospettiva che rinuncia, in primis ad insistere sulla dialettica contrapposizione tra figurazione e astrazione, aprendo un orizzonte di lettura che include anche esperienze poco note al grande pubblico, nel tentativo di tessere una molteplicità di declinazioni linguistiche sparse lungo la penisola. Una mostra, dunque, di testimonianze di alta qualità, messe a registro tessendo il filo delle relazioni con galleristi amici, cercando, così, di articolare la traccia di un progetto che puntasse sulla qualità di un esercizio della pratica o delle pratiche, cioè delle tecniche, ponendosi in linea con le altre mostre ospitate di recente in galleria, su aspetti attuali della scultura contemporanea italiana e sulla fotografia e il suo rapporto con l’urbano.
Poco meno di cinquanta opere di altrettanti artisti a testimoniare la vitalità dell’arte italiana, tracciando un arco di tempo che, dagli anni Venti, vale a dire dalla stagione di Novecento si spinge sino alle giovani esperienze degli anni Ottanta e Novanta: una molteplicità di punti di vista che profilano, innanzi tutto, il dibattito sviluppatosi a metà del secolo ‘breve’ momento, per l’arte italiana di grande fascino e di forte suggestione, capace di sollecitare sempre nuovi approcci critici, non tanto improntati dalla nostalgia del passato e delle pratiche creative che le facevano da fondamento, quanto dall’apertura del suo orizzonte di ricerca, dall’intricarsi del gesto artistico con la vita, ossia dalla capacità di parlare a tutti e di piegare sull’immaginario il crinale che lo divide dalla realtà.”
Il percorso espositivo segue l’enucleazione per ambiti culturali, cercando, al tempo stesso, di restare all’interno di un tracciato cronologico, tale da far emergere quel ‘sentimento’ che ha accompagnato ciascun artista unitamente al rapporto instaurato con la tecnica, vale a dire con la pratica dell’esercizio.
“Nel Ventesimo secolo il disegno non è più inteso nei suoi significati classici, quale progetto, dunque schizzo, appunto preparatorio, cioè – osserva Federica Pace nella nota tecnica pubblicata in catalogo – quale esercizio della mano sulla figura e sull’anatomia umana, ma si ritiene il punto fondamentale dell’approccio attuale che è certamente più mentale che fisico. Così la grammatica del disegno, con tutto il suo potere di sintesi e di evocazione, assurge a momento definitivo ed autonomo. Dal punto di vista delle tecniche impiegate, tra il disegno del novecento e quello ottocentesco non si registra una netta cesura ma una continuità, tuttavia, nella seconda metà del secolo, vengono introdotti nuovi materiali sul foglio come in pittura.”
In mostra opere di: Caviglieri, Viani, Sironi, De Pisis, Maccari, Gentilini, Tamburi, Ziveri, Fazzini, Raphael Mafai, Treccani, Guttuso, Tomea, Sassu, Magnelli, Soldati, Capogrossi, Carotenuto, Birolli, Pizzinato, Santomaso, Reggiani, Veronesi, Barisani, Fontana, Scanavino, Spazzapan, Maselli, Attardi, Alviani, Castellani, Nigro, Fieschi, Perilli, Nativi, Ruotolo, Quarta, Lorenzetti, Staccioli, Tricarico, De Palma, Galliani, Di Stasio, Casciello, Giannoni.
La mostra resterà aperta sino al 18 maggio con i seguenti orari dal martedì al sabato 9.30-12.30 15.30-19.30
Accompagna la mostra il catalogo edito nella collana CerrutiArteQuaderni che, oltre al testo di Massimo Bignardi, presenta una nota sulle tecniche del disegno e le sintesi biografiche curate da Federica Pace e le illustrazioni delle opere esposte.