Daniele Mini - Viaggi

Dal 01 giugno 2011 Al 15 giugno 2011

Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;
 avevamo altro e un più lungo cammino da percorrere. 
Ma non importa, la strada è vita
Jack Kerouac, Sulla strada

Daniele Mini è un viaggiatore: una di quelle persone che sanno cogliere l’importanza del percorso prima di quella dell’arrivo, e che anche di questo riescono a vedere la dirompente dinamicità. 
Nei suoi dipinti descrive il movimento che definisce le forme della realtà: quella che si offre ai nostri occhi prendendo di volta in volta la forma di una deserta strada cubana, di una luccicante Time Square o di un paesaggio di campagna.
Le città rappresentate sono vive: colpiscono lo spettatore per le luci forti che le rischiarano, per l’ atmosfera che acquista consistenza di materia e rende l’aria palpabile, per la forza che conferisce ad esse la continua trasformazione cui sono sottoposte ad opera dello scorrere del tempo e delle persone che le abitano. 
Sono luoghi dominati da contrasti profondi, generati da quella inarrestabile forza cinetica che domina il mondo. Così un bus sfreccia davanti a grandi palazzi immobili. Intorno ai lampioni aloni fatti da luce e pulviscolo si oppongono alla statica rappresentazione dell’asfalto di cui è fatta la strada. In una nebbiosa New York il silenzio della metà superiore della tela, nella quale sono rappresentati i grattacieli con le loro architetture geometriche, entra in stretta relazione con la parte inferiore di essa, dove macchine, persone, luci, negozi rappresentano visivamente il rumore che fa la vita. 
Dalla metropoli al dettaglio. L’artista mantiene le grandi dimensioni, proprie della sua ultima ricerca, per rappresentare i particolari della realtà che vuole condividere con i suoi spettatori: paraurti ammaccati, splendenti finiture cromate, carrozzerie che riflettono la luce del sole, abiti di organza in vetrine illuminate. 
Il lavoro comincia sempre da appunti di viaggio: fotografie scattate con lo scopo di fermare il tempo per renderlo rappresentabile. Sono scorci di luoghi che nella fantasia dell’artista si sovrappongono, assumono i contorni dei suoi stessi ricordi, vengono elaborati con sapiente capacità compositiva. Il fascino che il taglio fotografico esercita sull’artista è testimoniato dalla scelta tra i suoi soggetti di fotogrammi di Sin City, film tratto dal famoso fumetto di Frank Miller. 
Nell’iconografia e nella resa delle tele di Mini è evidente un forte debito nei confronti dell’Iperrealismo, che a partire dagli anni Settanta ha visto tra i suoi maggiori esponenti artisti come Richard Estes. Bisogna, però, notare come a livello realizzativo egli si allontani dagli ormai storicizzati predecessori americani e dagli attuali rappresentanti della corrente, per la scelta di usare unicamente la tecnica ad olio, restando coerente con il proprio percorso artistico, invece dei materiali sintetici. 
Allora ciò che stupisce piacevolmente delle opere di Mini più che la difficoltà, da lontano, a distinguerle da immagini fotografiche è la scoperta, avvicinandosi, di pennellate definite e ben visibili, che ci ricordano, qualora ve ne fosse bisogno, che Daniele Mini è, prima di tutto, un pittore.

Alice Cammisuli
FOTO Patrizia Lazzeri